Processi percettivo-cognitivi nello sport
Le abilità percettivo-cognitive risultano fondamentali per l’ottenimento di prestazioni di alto livello. Queste sono definite come l’abilità di identificare ed elaborare le informazioni ambientali, integrarle con le informazioni già a conoscenza, al fine di selezionare ed eseguire l’azione appropriata. Fra queste abilità, la letteratura ha evidenziato che in compiti di mira e di intercettamento gioca un ruolo importante ai fini della prestazione un comportamento oculare denominato “quiet eye”, definito come “l’ultima fissazione prima del movimento critico direzionata verso una specifica località o oggetto del campo visivo, il cui angolo visivo non è superiore ai 3° e la cui durata non è inferiore ai 100 millisecondi”. La letteratura ha mostrato che i giocatori più esperti hanno un’ampia durata del quiet eye, e che questa è inoltre associata ad alti livelli di prestazione sportiva nei compiti di mira verso un bersaglio e di intercettamento di oggetti (compiti che è possibile riscontrare in sport come ad esempio la pallacanestro, il golf, il calcio, la pallavolo, il tiro a volo, il tiro a segno, il tennis, il badminton…). Molte ricerche hanno inoltre evidenziato che è possibile “allenare” gli atleti ad utilizzare o migliorare questa fissazione, intervenendo sul “cosa” e “come” guardare durante l’azione di mira o di intercettamento, con benefici sulla prestazione sportiva, sia in condizioni sperimentali che in condizioni di gioco caratterizzate da alti livelli di ansia competitiva.